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Speciale Festa della Donna

“Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.”

(William Shakespeare)

Per celebrare la Festa della Donna, scegli una location di carattere! Scegli il Piccolo Mondo, lo storico e raffinato ristorante situato a due passi da via Veneto, piazza Barberini e Fontana di Trevi. Fin dai tempi della “dolce vita”, il nostro locale è particolarmente amato dalla clientela femminile, perché ne riflette la modernità, l’eleganza e il buongusto. Di qui sono passate attrici che hanno fatto la storia del cinema, cantanti, atlete, manager ed esponenti del mondo politico. Donne di grande temperamento, che conoscono l’importanza di una scelta fatta con criterio… anche quando si parla di cucina!

 

MENU 8 MARZO

 

– Carpaccio di spigola con panzanella alle fragole e datterini gialli

– Tagliolini con calamaretti arricciati con fili di zucchine e fiori

– Straccetti di rombo con punte di asparagi e vellutata allo zafferano

– Mimosa dal cuore di cioccolato Tribago e frutti di bosco

 

Costo: € 45 (bevande escluse)

Info e prenotazioni:

tel. 06 420.160. 34 – info@ristorantepiccolomondo.it

La “dolce vita” di Fellini

Un film, un’icona, il profilo di un’Italia che esplode tra rigidità culturale e frenetico cambiamento. Sessant’anni fa si affacciava nelle sale cinematografiche, e nella cultura popolare, La dolce vita di Federico Fellini. Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1960 al “Cinema Fiamma di Roma”, oggi non più in attività, la pellicola fu proiettata in anteprima.

 

Il film che ha segnato un’intera epoca

Ci troviamo nella Roma mondana degli anni ’60, dove Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), giornalista scandalistico, trascorre la sua esistenza attraverso un dramma puramente hegeliano, ossia: tra il dover essere un giornalista scandalistico e il voler essere uno scrittore di romanzi.

Tramite il personaggio di Marcello, Fellini ci svela luci e ombre della società capitolina dell’epoca: l’arrivo di una statua del Cristo diretta in Vaticano su un elicottero; i continui tradimenti di Marcello, che portano la fidanzata Emma (Yvonne Furneaux) al tentato suicidio; la volontà di un uomo che, dopo la scampata tragedia, decide di buttarsi a capofitto nel lavoro accettando di seguire la famosa stella hollywoodiana Sylvia (Anita Ekberg). Attraverso questa figura, icona di femminilità e libertà, Fellini porta il protagonista e lo spettatore nei meandri complessi di una società che muta, si ribella sommessa e si scopre votata al bello come se fosse immersa, festante e rigogliosa, nella fontana di Trevi. In un attimo, è come se quel “Marcello come here” fosse un invito rivolto a tutta quella “dolce” Italia.

 

Un “piccolo mondo” in via Veneto

Come una corrente che attraversa un fiume che va da Porta Pinciana a piazza Barberini, via Veneto è il luogo dove l’Italia cambia, il Neorealismo si sfalda e si tinge di una filigrana dorata, di una nuova luce.

Situato nel cuore pulsante di Roma, a due passi da via Veneto, anima viscerale di quella freschezza propria dello stile definito “dolce vita”, il ristorante il Piccolo Mondo rappresenta un testimone che assiste divertito a un cambio inesorabile della guardia, diventando una culla di mutamento e ospitando al suo interno personaggi del calibro di Federico Fellini, che scelse il locale tra i pochi ristoranti di riferimento e lo frequentò assiduamente.

 

Federico Fellini e le serate in via Veneto

Federico Fellini percorreva via Veneto come un fluido ante litteram della sociologia romana. Nato a Rimini e trasferitosi a Roma per studiare, fece della città la sua seconda casa, tanto da renderla musa ispiratrice dei suoi più grandi film da Roma a La dolce vita.

La capitale assumeva per Fellini sfaccettature sempre nuove: protagonista dai mille volti, raccontata in maniera prosaica come si fa di una donna che tanto si ammira e ama. In un’intervista Fellini affermava: “La sera andavamo in via Veneto”. Ed è proprio questo piccolo scorcio di Roma a diventare per il regista un angolo di casa, un posto da abitare, fatto di facciate ottocentesche, alberghi affollati e bellezze immortalate da un flash. Qui, il “pittore” Fellini ammirava il suo capolavoro che si muoveva e tramutava, che da “dolce vita” diventava “quotidiano vivere”. Via Veneto non poteva, dunque, fare a meno di ringraziare quel grande maestro. Attraversando le arcate aureliane, oggi si arriva in largo Federico Fellini, dedicato all’uomo che fece di via Veneto “il teatro della dolce vita”.

 

Federico Fellini e il cibo

Una tavola imbandita e una famiglia riunita: parlando di Fellini non si può non evocare la famosa scena di Amarcord, che più si avvicina alla sua esperienza di vita in fatto di cibo. Figlio di un rappresentante di parmigiano, il regista raccontava di come fosse cresciuto “con quell’odore sotto il naso”. Tuttavia, la sua pietanza preferita rimaneva, senza ombra di dubbio, la zuppa inglese preparata dalla nonna, arricchita con una meringa davvero speciale. All’epoca, infatti, non esistendo i sac à poche, sua nonna inseriva il misto di albume e zucchero all’interno di un cono fatto di carta di giornale. Era proprio questo particolare a rendere così speciale quella meringa, che assumeva un retrogusto di “carta di giornale” impossibile da riprodurre, in quanto il giornale in questione era ormai fuori stampa.

Fellini adorava la cucina di mare e i primi piatti della tradizione. Come non citare, a tal proposito, una delle sue frasi celebri: “la vita è una combinazione di pasta e magia”. In un’intervista svelò che durante le riprese amava mangiare da solo. Vorace, ma troppo ansioso per rimanere seduto, affermava che pranzare con la troupe lo deconcentrava. A noi, comunque, piace immaginarlo così: seduto a uno dei tavolini del ristorante il Piccolo Mondo, di fronte a un primo fumante, mentre guarda la vita scorrere fuori e una nuova idea gli passa dentro. Oggi, come allora, al ristorante il Piccolo Mondo è possibile rivivere le atmosfere gioiose e il mood raffinato della dolce vita, attraverso una cucina in perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione. Info e prenotazioni: +39 06 420.160. 34.

 

Speciale San Valentino

Volete festeggiare San Valentino con stile? Scegliete una location raffinata e contemporanea, ma al tempo stesso ricca di tradizione e di storia, a due passi da via Veneto, fontana di Trevi e piazza di Spagna. Al ristorante il Piccolo Mondo, potrete rivivere le atmosfere della dolce vita romana, gustando, sia a pranzo che a cena, un menu speciale dedicato agli innamorati. Gli ingredienti principali? Gusto, passione e fantasia: elementi imprescindibili in ogni storia d’amore.
 
 
MENU SAN VALENTINO
 
Antipasto:
Rosa di salmone marinata con petali croccanti di patate viola
 
Primo:
Vermicello alla carbonara di polpo croccante
 
Secondo:
Millefoglie di rombo con finocchi allo zafferano e salsa ai pistacchi
 
Dessert:
Ganache al cioccolato tribago con crumble salato e guazzetto di fragole
 
 
Costo: € 55,00 a persona (bevande escluse)
Info e prenotazioni:
+39 06 42016034 – info@ristorantepiccolomondo.it.
 
Il ristorante ilPiccolo Mondo vi aspetta il 14 febbraio… con un look completamente rinnovato!

Puntarelle: l’ortaggio simbolo della cucina tradizionale romana

In molti amano le puntarelle per la loro croccantezza e per il sapore inconfondibile. Spesso le vediamo sui banchi di mercati e supermercati già capate, con la loro caratteristica forma arricciata che le rende uniche. Ma cosa sono le puntarelle? Sono i germogli, detti talli, di una varietà della cosiddetta cicoria catalogna; le foglie che li circondano sono verdi, con le parti laterali seghettate, e hanno le coste bianche.
Anche se si trova in commercio tutto l’anno, le stagioni in cui questa verdura cresce spontaneamente, e quindi se ne può apprezzare al meglio il sapore, sono l’inverno e la primavera.

Diffuso ormai in tutta Italia, per lungo tempo questo ortaggio è stato coltivato solo in tre regioni: Puglia, Campania e Lazio. In particolare l’insalata di puntarelle alla romana, con aglio e alici, è un contorno fresco e gustoso tipico del Lazio e di alcune zone della Campania.
Oltre ad essere buone, le puntarelle fanno anche bene alla salute! Vediamo insieme perché…

 

Proprietà benefiche e valori nutrizionali

Questa verdura dal sapore inconfondibile è ricca di fibre, vitamine (dei gruppi A, B e C) e sali minerali. Anche se ad alcuni piace mangiarla cotta, per garantire al meglio la sua azione benefica sull’organismo è preferibile consumarla cruda, sotto forma di insalata. Una delle fibre contenute è l’inulina, che ha un’azione purificante sull’organismo e aiuta il fegato a lavorare meglio. Non dimentichiamo inoltre che il sapore amarognolo, che alcuni apprezzano particolarmente, ha il vantaggio di rendere questo ortaggio un ottimo alleato dell’apparato digerente e della circolazione sanguigna.

L’alto contenuto di acqua lo rende un alimento poco calorico, che quindi può essere consumato con tranquillità anche da chi vuole tenere sotto controllo il peso.
Fa sempre piacere sapere che quello che mangiamo oltre ad appagare la gola fa anche bene alla salute. Diamo spazio quindi in cucina a questa verdura sfiziosa!

 

 

Le puntarelle a tavola

Uno dei vantaggi della cicoria catalogna è che se ne possono mangiare tutte le parti. Come si dice a Roma: “Nun se butta niente!”. Con le foglie verdi che racchiudono i germogli si può preparare un gustoso contorno, sbollendole e ripassandole in padella con aglio, olio e peperoncino. Le foglie si possono utilizzare anche come ingrediente per zuppe o per farcire torte salate. La cosa che richiede un po’ più di impegno, e soprattutto pazienza, è tagliare in listarelle i germogli, con i quali preparare deliziose insalate. Il segreto per far arricciare le listarelle e renderle più croccanti, sta nell’immergerle in acqua molto fredda.
Le puntarelle si possono mangiare anche cotte al vapore e condite con olio evo, limone o aceto e sale, oppure saltate in padella con aglio, olio evo, peperoncino e filetti di acciughe.

Se amate le puntarelle e la cucina romana, vi aspettiamo al ristorante il Piccolo Mondo dove potrete gustare la classica insalata di puntarelle con aglio, olio e alici, da associare come contorno ai piatti tipici della tradizione.

Per prenotazioni contattateci allo 06 42016034.

La pasta e le sue varietà

La pasta, così come la pizza, ha reso famosa la cucina italiana nel mondo. In Italia ci sono numerosi tipi di questo prodotto e si differenziano per ingredienti, formati, lavorazioni e metodi di cotture. Inoltre per ogni ricetta si utilizzano dei formati precisi, così da creare un connubio perfetto fra pasta e ingredienti.
I tipi di pasta variano da una regione all’altra, ma anche fra una località e l’altra di una stessa regione; alcuni nel tempo hanno avuto una diffusione nazionale, o internazionale come gli spaghetti, mentre altri sono rimasti patrimonio esclusivo delle località d’origine.
Fra metodi di lavorazione diversi e nomi più o meno bizzarri, il mondo della pasta è ricco e variegato, scopriamone insieme alcune caratteristiche.

 

Metodi di lavorazione

Una prima differenza fondamentale riguarda la pasta fresca e la pasta secca. La prima deve essere conservata in frigo e consumata entro pochi giorni; la seconda, la classica pasta asciutta, se conservata a temperatura ambiente nella dispensa si mantiene inalterata per diversi mesi.
La pasta secca si può conservare a lungo perché, grazie al metodo dell’essicamento, viene privata dell’acqua utilizzata durante la lavorazione, impedendo così la proliferazione di batteri. Anche se per comodità si tende a prediligere la pasta secca, concediamoci pure il piacere di mangiare qualche volta la pasta fresca, accertandoci però che sia stata preparata e conservata con criterio.

In commercio troviamo un’infinità di tipi di pasta con costi diversi, come orientarsi? Sicuramente sono da prediligere i prodotti che hanno sull’etichetta la dicitura trafilatura al bronzo, una lavorazione realizzata a basse temperature di essiccazione per preservare le proprietà nutrizionali degli ingredienti.
I prodotti realizzati da aziende artigianali offrono una maggiore qualità sia per le materie prime scelte, sia per l’attenzione che rivolgono ai metodi di lavorazione. Il lavoro dei pastai si basa su un’arte antica, che si tramanda da una generazione all’altra. Anche se continuano ad applicare queste tecniche consolidate, tuttavia alcuni di loro non rinunciano a cercare di distinguersi affiancando ai prodotti tradizionali delle alternative che catturino l’attenzione dei consumatori.

 

A ciascun ingrediente il proprio formato di pasta

Vi siete mai chiesti perché esistono così tanti tipi di pasta? Prima di tutto per stuzzicare la curiosità dei consumatori, piccoli o grandi, e poi perché non tutti i formati sono adatti a ogni ingrediente. Facciamo qualche esempio:
1) se dico Cacio e pepe  sottintendo pasta lunga, spaghetti o tonnarelli, perché si amalgamano meglio con il condimento cremoso di questo piatto tipico della cucina romana. Una ricetta semplice, ma estremamente gustosa, che prevede solo tre ingredienti: sale, pepe nero e pecorino romano.
2) Spaghetti e vongole sono inseparabili per tradizione e per garantire la giusta cremosità a questo piatto che prevede pochi ingredienti, la pasta lunga è la scelta migliore.
3) E che dire dell’Amatriciana? Bucatini o spaghetti sono i formati perfetti! Questa ricetta antica, nata ad Amatrice, era originariamente senza pomodoro e aveva il nome di Gricia (piatto tipico della cucina laziale, ancora oggi molto apprezzato). L’aggiunta dei pomodori agli altri ingredienti, guanciale pepato e pecorino romano, è successiva alla loro importazione dalle Americhe.
Sia per l’Amatriciana sia per la Gricia, i rigatoni sono una valida alternativa a spaghetti e bucati.
4) Se ci spostiamo verso il sud dello stivale, in Puglia troviamo le orecchiette con le cime di rape (dette anche “strascinati”). La ricetta prevede che la pasta venga cotta insieme alla verdura e mantecata con un soffritto di aglio, olio e acciughe; le orecchiette sono perfette per garantire un ottimo risultato.

La pasta, oltre che per forma e lavorazione, si differenzia anche per le farine utilizzate nell’impasto. Ad esempio i Tacconi, originari delle Marche, nell’impasto hanno farina di frumento e farina di fave; gli gnocchi vengono preparati con patate, farina, uova e sale. Le farine di riso, grano saraceno e mais sono alcune di quelle usate per produrre pasta senza glutine.
I formati e le ricette che caratterizzano questo piatto rappresentativo della cucina italiana sono numerosi.
Per prenotazioni contattateci allo 06 42016034.

Cacio e pepe: la vera essenza della cucina romana

Nella capitale la pasta è una religione: la cucina romana si fonda sui primi piatti poveri, ovvero quelli realizzati con pochi ingredienti, ma buoni e nutrienti. Parliamo della Carbonara, dell’Amatriciana, della sua variante in bianco ossia la Gricia e della Cacio e pepe. Ed è proprio di quest’ultima che vi parleremo, dandovi dei suggerimenti che vi aiuteranno a prepararla al meglio.

 

Come e quando nasce la Cacio e pepe?

Questo piatto dalle origini antiche nasce nei pascoli durante il periodo della transumanza, ossia della migrazione stagionale dei greggi dai pascoli della campagna romana verso le montagne. Durante questi lunghi spostamenti i pastori portavano con sé alimenti calorici e a lunga conservazione, fra i quali: spaghetti essiccati, pecorino e pepe nero in grani. Ed è proprio dall’unione di questi tre semplici ingredienti che nasce la Cacio e pepe.

La scelta di questi alimenti non era casuale, ma dettata da esigenze precise. Vediamo insieme quali:
– la pasta era utilizzata per il suo apporto calorico e di carboidrati;
– il pepe nero si usava per contrastare il freddo, poiché stimola i ricettori del calore;
– il pecorino garantiva l’apporto proteico ed essendo a lunga conservazione non mancava mai nelle provviste.
Questo piatto dalla tradizione antica ha continuato ad appassionare i romani e negli anni ha conquistato anche i turisti in visita nella città eterna. La sua fama nel tempo è diventata internazionale.

 

Quattro errori da evitare

Anche se è un’istituzione nella cucina romana e sembra di facile preparazione per i suoi pochi ingredienti, la Cacio e pepe non è affatto esente da rischi: l’errore è sempre dietro l’angolo…
Ecco raccolti i quattro errori più comuni in cui si rischia di cadere durante la sua preparazione:

1) usare qualsiasi tipo di pasta: la tradizione prevede l’uso della pasta lunga, spaghetti o meglio ancora tonnarelli. Nel corso degli anni sono stati utilizzati altri tipi di pasta come rigatoni, tagliolini ecc. Diamo spazio alle alternative, non dimenticando però che non bisogna scegliere un tipo di pasta eccessivamente poroso, perché rischia di assorbire troppo il condimento, che invece deve mantenere la cremosità che lo contraddistingue.

2) sbagliare la cottura della pasta: la pasta per la Cacio e pepe va scolata molto al dente, poiché la cottura deve essere ultimata a fuoco basso in una padella insieme al pepe precedentemente tostato. Completata la cottura va aggiunta la crema di formaggio, preparata a parte in una ciotola con pecorino e acqua di cottura. Soltanto ora la pasta è pronta per essere messa nei piatti. Scolare la pasta molto al dente vi garantirà di fare tutti i passaggi senza rischiare di scuocerla.

3) mettere la panna per dare cremosità al piatto: gli ingredienti di questa pietanza sono tre e non si aggiunge altro! Il segreto per rendere cremosa la pasta sta nel preparare la crema di formaggio versando con gradualità pecorino grattugiato e acqua di cottura (ricca dell’amido rilasciato dalla pasta) in una ciotola, mescolando con una frusta per evitare che si formino dei grumi. È l’uso sapiente dell’acqua di cottura a rendere la pietanza cremosa e non l’aggiunta di altri ingredienti come olio, burro o panna.

4) sbagliare il tipo di formaggio: il cacio di “Cacio e pepe” non è altro che pecorino romano. Anche se è un termine generico che indica qualsiasi formaggio, nella cucina e nella tradizione romana per cacio si intende pecorino.
Mettete in pratica questi suggerimenti e la vostra Cacio e pepe sarà impeccabile!

Se i piatti della cucina romana sono la vostra passione, al ristorante il Piccolo Mondo li potrete gustare preparati secondo i dettami della migliore tradizione. Vi aspettiamo!
Per prenotazioni contattateci allo 06 42016034.

Il carciofo: un ortaggio tipico della cucina romana

Il carciofo romanesco, anche detto mammola, è solo una delle diverse varietà di questo ortaggio buono, salutare e che si presta a diverse preparazioni in cucina. Le varietà coltivate in Italia più diffuse oltre a quella romanesca sono la siciliana, di colore violetto, e la sarda che, contrariamente alla mammola, ha le spine.

I frutti della pianta del carciofo si possono raccogliere da ottobre fino alla fine della primavera, ma la loro resa migliore la raggiungono durante i mesi invernali.
Scopriamo insieme le caratteristiche di questo ortaggio che da secoli fa parte della cucina tradizionale romana.

Il carciofo non solo è buono, fa anche bene!

Le proprietà di questo ortaggio dalla forma particolare sono numerose e vanno dall’alto contenuto di fibre che, fra gli altri vantaggi, aiutano a ridurre il colesterolo nel sangue e abbassano il livello di glicemia. E che dire dell’alto contenuto di antiossidanti che oltre a contrastare l’invecchiamento prevengono le malattie cardiovascolari? Hanno inoltre un alto contenuto di ferro, rame e un’elevata azione diuretica. Questo ortaggio in genere viene consumato cotto, ma si può mangiare anche crudo, per sfruttarne al meglio le proprietà benefiche, tagliando a fettine sottili le foglie più interne e condendole a insalata con olio evo, sale, limone e, a chi piace, pepe.

Il carciofo in cucina

Le ricette che si possono preparare con i carciofi sono numerose e vanno dagli antipasti, ai primi a golosi contorni.

Al ristorante il Piccolo Mondo, dove la cucina della tradizione romana è di casa, troverete diversi piatti sfiziosi e invitanti che vi faranno apprezzare al meglio questo ortaggio buono e salutare. Potrete aprire il pasto con dei classici e teneri carciofi alla romana (cotti lentamente in un tegame) o con croccanti carciofi alla giudia (fritti), per poi passare a dei gustosi tonnarelli con ragù di agnello e carciofi. Se la vostra passione è il pesce e volete assaggiare una pietanza originale e delicata, l’ombrina con crema di zucca e carciofi è il piatto che fa per voi!

Con questo ortaggio si possono preparare anche cremosi risotti o contorni come ad esempio i carciofi trifolati, che si sposano bene sia con secondi di carne sia di pesce.
Diciamo che c’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Se volete assaporare i carciofi preparati secondo i dettami della migliore tradizione culinaria romana, vi aspettiamo al ristorante il Piccolo Mondo!

Per prenotazioni contattateci allo 06 42016034.